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Gíua: "basterebbe mettere in moto alle persone, e non cercare di castrarle, come i potere stà cercando di fare"
L’artista italiana è passata dal Mercat de Música de Vic e laRepúblicaCultural.es approfittò per intirvistarla
 
 
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Publicado el lunedì 21 settembre 2009, a las 22:39

Gíua
 
Gíua

L’artista italiana cantando al Mercat de Música Viva de Vic ’09. Foto: Julio Castro.

 
   

Julio Castro – laRepúblicaCultural.es

Musica, italiana, di Rapallo (Genova), il nome di Maria Pierantoni Gíua, forse ancora non dica molto alla Spagna, però il vero è que questa giovane cantautrice di appena 27 anni è come una esplosione di arte in tutti i sensi che può dargli. Ho avuto la fortuna di ascoltarla a uno dei showcase del Mercat de Musica Viva di Vic (Barcellona), dove è andata in nome della Liguria a fare una mostra di quel che ha lavorato di più: la sua voce e la sua musica.

Dico che è un’esplosione di arte, perche, inoltre la musica, nella quale si è iniziata da bambina, il disegno, la pittura e i lavori tridimensionali l’hanno fatto cominciare a ingranare le sue opere plastiche con la musica, in modo che tutte e due forme de creazione si sommano in una ed espone intanto fa un concerto sotto il titolo dominante rosso, perché, com dice “rosso è il colore con cui ogni musico dipinge e infiamma l’itinerario e l’atmosfera del viaggio… facendolo suo. dominante rosso è il pensiero della mia nuova alba”. E resto con la voglia de domadarli se il “rosso dell’alba” è lo stesso che quello dei Quilapayún, a El pueblo unido… però sostraerò le mie propie conclusioni dell’intrivista.

Con Armando Corsi che l’accompagna alla chitarra, la voce di Maria è dominante, rossa, accesa e anche è Terra e rivoluzione, e anche ti dice Tanto non vengo, e ti spiega il perché. Canzoni della vita e canzoni d’amore, nelle quali non vuole essere incassata, perche vuole qualcosa di più aperto. Prestigiosi premi e vestivali apparte, Gìua vuole avere l’occasione di avvicinarsi al nostro paese per collaborare con altri musici e per mostrare il suo lavoro, e speriamo si faccia realta.

Hai fatto qualche lavoro atronó alla figura di Fabrizio de Andrè, com’è stato questo lavoro?

Non ho lavorato con lui, ma con la Fondazione de Andrè che mi ha chiamata a interpretare le sue canzoni per un reading teatrale con una atrrice che era Eleonora D’Urso. E io, che sono de Genova, como Fabrizio, amo moltissimo le sue canzoni e, probabilmente, li piaceva che fosse una donna a reinterpretarle. E così è nato questo lavoro che per me è stata una bellissima occasione.

In quale tipo di musica puoi classificare la tua, tra quella dei cantautori?

Bella domanda… ora mi piacerebbe inserirla più nella world music, che soltanto in quella cantautorale. Nel senso che amo scrivere, sia i tasti che le musiche, ma mi piacerebbe che avesse un respiro internazionale, diciamo, e non so se è possibile.

Vedo che anche fai altre attivita, è come una esplossione culturale la tua ¿no? Ma, cosa pensi della situazione della cultura nell’Italia in questo momento?

Uhh, mamma! È una domanda veramente difficile… Non penso bene, perchè ormai è passata in secondo,… non in secondo, in terzo, in decimo piano rispetto a tutta un’altra serie de problematiche, e io credo che in realtà sarebbe il punto da cui partire, perche se c’è cultura ci sono idee, e se ci sono idee c’è la voglia di mettersi in gioco. E questo alimenta tutto.

Quindi basterebbe, in realtà, mettere in moto alle persone, e non cercare di castrarle, come i potere stà cercando di fare. Questo è quel che penso io.

Il compromesso politico e sociale è una cosa che ha definito sempre al cantautore…

Cerco sempre di non schierarmi, non nel senso che non ho le mie posizioni: ce le ho, anzi molto ben chiare. Però credo che appunto, fare canzoni, non debano essere solo d’amore, o solo politiche, o solo… Io ci terrei a essere il più libera possibile, quindi poter dire le cose che penso, anche se non piaciono alla politica attuale.

Come vedi, precisamente, la situazione politica in questo momento nell’Italia?

Non mi piace, perche, secondo me, siamo governati molto male. E non mi piace, però, il popolo italiano in questo momento, salvo rare eccezioni, non manifesta desiderio, effettivamente di venir fuori. Manca questo nei giovani, questa spinta, e manca nella classe politica di oggi. Solo che, se tu mi chiedi qual’è l’alternativa, in questo momento… sono un po’ fievoli.

Peró, sono convinta che ognuno, nel suo piccolo può proporre qualcosa, ed è quello che io, nel mio piccolo, cerco di fare con le mie canzoni en con la mia vita.

Allora credi veramente che la cultura può influire nella società e nel cambio sociale?

Io penso di sì, assolutamente sì.

  

 

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